iva

Il tema del mancato versamento delle imposte a causa della crisi di liquidità, ritorna di sovente, soprattutto nell’ambito della giurisprudenza penal tributaria che, in questo contesto di difficoltà economica generalizzata, è stata più volte chiamata a decidere su tali delicate fattispecie.

In particolare, ci si chiede a quali conclusioni debba giungere l’interprete a fronte del reato di omesso versamento dell’IVA di cui all’art. 10 bis del D.lgs 74/2000.

I principi che, sinteticamente, vengono in rilievo sono i seguenti:

  1. In generale la crisi di liquidità non ha una valenza generale scriminante;
  2. Sussistono, però, eccezioni ed in particolare:
    • se il contribuente non ha incassato l’IVA in quanto il suo cliente è insolvente, allora potrà essere posta in rilievo, quale scriminante, l’impossibilità a pagare, proprio perché il cessionario del bene non gli ha fornito la relativa provvista;
  3. Tale “scusante” non potrà essere fatta valere, invece, per l’omesso versamento dell’IVA derivante da forniture o prestazioni ad Enti pubblici. Infatti, secondo quanto previsto dall’art. 6 del D.P.R. 633/72 il momento impositivo per tali operazioni coincide col relativo momento dell’incasso.

Quindi, alla luce di quanto appena esposto occorrerà, al fine di approntare una difesa efficace,  valutare attentamente la circostanza del concreto incasso o meno della somma a titolo di IVA da parte del contribuente.

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