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Nel processo tributario, da sempre, per ragioni di speditezza del giudizio è vietata la prova testimoniale, con buona pace dei principi costituzionali di difesa e del giusto processo di cui agli artt. 24 e 111 Cost. Si tratta di una scelta sbagliata: infatti, la “ragione fiscale”, anch’essa garantita dalla costituzione, nel rispetto della capacità contributiva, dovrebbe arrestarsi all’esaurimento dell’attività accertativa, senza estendersi, con ingiustificabili privilegi, alla successiva e fondamentale fase processuale. Alla luce di ciò, la giurisprudenza, in qualche modo e molto timidamente, ha tentato di mitigare gli effetti negativi di questa ferrea ed ingiustificabile regola. In tal senso, da ultimo, la Cassazione con sentenza n. 3614/05/17 ha stabilito che possono essere introdotte nel processo tributario dichiarazioni di terzi a favore del contribuente contenute in una dichiarazione sostitutiva di atto notorio. Per la Cassazione tali dichiarazioni possono assumere un “valore indiziario” concorrendo, così, assieme ad “altri elementi”, a fondare la decisione del giudice.

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